Il Libano chiede aiuto all’Occidente e alla conferenza di Parigi raccoglie 11 miliardi

La cifra supera di molto le aspettative. 147 milioni di dollari arriveranno dall’Italia

Prestiti agevolati e sovvenzioni al Libano per un totale di oltre 11 miliardi di dollari, di cui 4 miliardi dalla Banca Mondiale, 1,3 dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), e uno dall’Arabia Saudita. È questo il bilancio della seconda sessione della Conferenza dei Cedri, tenutasi oggi a Parigi, in cui il governo libanese è alla ricerca di finanziamenti per avviare dei programmi di investimento interno, specie per quel che riguarda le infrastrutture e la gestione dei rifugiati. Il programma dovrebbe coprire un arco temporale di 8-12 anni, durante i quali saranno necessari investimenti per 22 miliardi di euro.

 

I denari servono per salvare il Libano dal tracollo economico ma anche dalla bancarotta dello Stato, non esclusa dopo sette anni di crisi politiche a ripetizione, l’arrivo di un milione di migranti dalla vicina Siria, in preda alla guerra civile, e un indebitamento pubblico raddoppiato negli ultimi dieci anni, così da totalizzare il 150% del Pil a fine 2017 (terza peggiore performance del mondo, dopo Giappone e Grecia).

 

La cifra configura un successo per il governo del Libano e supera di molto le aspettative: Beirut puntava infatti a raggiungere i 6 miliardi di dollari in prestiti per finanziare la prima fase del suo programma di investimento. Il sostegno più rilevante arriverà dalla Banca Mondiale, che garantirà prestiti agevolati – la modalità con cui verranno concessi anche i 1,3 miliardi dalla Bers – nell’arco dei prossimi cinque anni.

 

Prestiti agevolati per circa 1 miliardo arriveranno anche dall’Arabia Saudita, il singolo paese che ad ora garantirebbe la cifra più consistente, nell’ambito del restauro di una vecchia linea di credito messa a disposizione di Beirut (poi congelata per timori sauditi che i fondi potessero finire nelle mani di Hezbollah, il movimento sciita libanese filo iraniano). Cinquecento milioni di dollari di prestiti in cinque anni verranno concessi anche dal Qatar e dal Fondo kuwaitiano per lo sviluppo economico arabo, a cui vanno aggiunti i 750 milioni di dollari promessi dalla Banca islamica per lo Sviluppo.

 

Tra i paesi europei, l’Italia finanzierà il programma d’investimento libanese con 147 milioni di dollari, l’Olanda con 367 milioni, il Regno Unito con 170 milioni (vincolati però all’attuazione di alcune riforme in Libano, non specificate) la Germania con 75 milioni e la Francia – il cui presidente Emanuel Macron, assieme al ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian, stamattina si è intrattenuto a lungo con il primo ministro libanese, Saad Hariri – con 670 milioni di dollari.

 

Un ulteriore pacchetto da 183 milioni è stato deciso dall’Unione Europea. La Turchia dovrebbe arrivare alla cifra di 200 milioni, mentre gli Stati Uniti a 115 milioni di dollari. Il programma di investimenti presentato oggi dal primo ministro libanese Saad Hariri si baserà su quattro pilastri: i primi due prevedono investimenti ingenti nelle infrastrutture, tenendo però conto della sostenibilità del debito pubblico libanese (uno dei più alti al mondo, ndr); gli altri due prevedono invece l’avvio di una serie di riforme strutturali e di una strategia di diversificazione dei settori produttivi.

 

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